E’ ufficiale è iniziata quella fase: i capricci

E’ ufficiale è iniziata quella fase. Quella che durerà almeno un anno. Ne abbiamo avuto avvisaglie nelle ultime settimane, ma abbiamo pensato che potesse essere l’aria di mare, di vacanza, di libertà.

Ora che siamo a casa, tornati alla normalità, dove tutto è noto e la routine è la miglior cosa per la stabilità dei bambini, loro sono ancora qui: i capricci di Tiziano.

Ogni mamma pensa che a lei non possa succedere perchè “ha il pugno fermo!”, o perchè “è solo una questione di ambiente familiare”, o “mamma e papà uniti e sereni non fanno bambini capricciosi”. Anche io ci speravo, ma ho una notizia: non è vero. Tutti i bambini ci passano, anzi ci devono passare, è il normale imporsi della loro personalità (dicono …). Una fase. Una fase. Una fase. Lo ripeto come un mantra così alla fine ci crederò!

Probabilmente la natura prevede questa fase per mettere alla prova l’amore di una madre per i propri figli, perchè vi assicuro che quando Ciabatto si mette a strillare alle otto di domenica mattina perchè “vojo gelatooooo” con tanto di lacrime finte e viso paonazzo, le mani prudono, prudono tanto. Ma per sua fortuna preferisco parlarci che punirlo e la maggior parte delle volte basta un avvertimento.

Anche se devo dire che ha imparato troppo in fretta il sistema “conto fino a tre”, perchè l’ultima volta che gli ho detto “Tiziano sbrigati! Conto fino a tre! UNO!…” lui mi ha risposto “uno e mezo!” ehm … non dovrebbe funzionare così! Dovrebbe avere paura, dire “si mamma!”. A parte questa sua natura umoristica, alla fine capisce e fa sempre ciò che gli chiediamo e questo ci da la forza per continuare con questo sistema, piuttosto che passare allo sculaccione o alla punizione severa (anche se un paio di volte se l’è meritate).

Non ho certo la presunzione di dire che il nostro metodo sia quello giusto, ogni mamma e papà scelgono il proprio, e magari siamo solo fortunati perchè Tiziano ascolta molto e ci tiene a compiacerci, però mi rendo conto che quando gli parliamo seriamente otteniamo molto di più di quando lo sgridiamo. Alle volte l’urlaccio lo rimette in riga e gli fa capire di aver passato il segno, ma non è quello che vogliamo. Non vogliamo un soldato che obbedisce. Stiamo cercando di crescere un adulto in grado di discernere cosa si può fare e cosa no perchè lo ha capito, non perchè lo ha acquisito “bovinamente”, direbbe la mia vecchia prof di italiano.

La strada così può sembrare più lunga, ma alla fine si è ripagati dal vedere che il tuo bimbo di soli due anni è in grado di stare ai fornelli senza toccarli o mettere a posto i giochi prima di andare a letto.

Verificheremo se questo sistema funziona con tutti, perchè Aliciotta pare proprio una capatosta degna figlia di sua madre, e vi sapremo dire; in ogni caso dovremo accordarci intorno alle sue note (temo molto acute) e forse modificare il sistema, questo è poco ma sicuro! Ogni toppa ha la sua chiave, ormai i passpartout sono roba di altri tempi!

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