La giornata di Salvatore

Stamattina sono andata alla ASL per il rinnovo patente.

Mentre aspettavo il mio turno da uno degli ambulatori venivano urla strazianti di un bimbo. Mio marito ed io ci guardiamo negli occhi come a dire “vaccino. povero, però è una cosa da fare! E’ per il suo bene”

Le urla salgono di intensità e a un certo punto il piccolino grida “BASTA VI PREGO!”.

Naturalmente non lo stavano seviziando, nè gli stavano facendo del male. 

Ci siamo immaginati la tipica scena: infermiere e/o dottori che cercano di tenere fermo il bambino per fare la puntura, genitori collaboranti che aiutano a tenere fermo il piccolo e nel contempo cercano di calmarlo e convincerlo che non è nulla.

Ci siamo passati anche noi e di certo non siamo due genitori che si impressionano; aggiungo che quando è stato il momento di tener fermo il pargolo lo abbiamo fatto senza esitazione e senza farsi “scoraggiare” dalle urla. Si, certo, questo quando la cosa doveva durare pochi secondi. Prendere una medicina, fare un vaccino da neonati … cose così. Non certo 15 minuti di pianti strazianti.

I genitori, ci abbiamo parlato quando sono usciti, erano altrettanto sconvolti e dispiaciuti nel vedere il bimbo (circa 8 anni) così spaventato e il papà mi ha detto di aver anche discusso con le infermiere sui modi, le quali gli hanno risposto che non hanno tempo di convincere ogni bambino.

Certo. Zip Zap puntura e via.

Ripeto, sono d’accordo fino a un certo punto perchè un bambino difficilmente si convincerà.

Quello che contesto è la totale mancanza di empatia. Che male c’è a fare sentire a suo agio un bambino che entra in un posto sconosciuto, con persone sconosciute, che gli dovranno fare qualcosa che non gli piacerà, seppure per il suo bene?

Il bambino, Salvatore, certo non credo resterà traumatizzato tutta la vita da questo episodio, però gli si poteva evitare una mattinata schifosa (e anche ai suoi genitori, che poverini passeranno il resto della mattina a consolarlo, dopo aver passato il tempo precedente la visita a spiegargli cosa sarebbe successo).

Tutto questo mi ha fatto riflettere. E arrabbiare.

Il problema di questo mondo, in tutti i livelli, è la totale mancanza di empatia, l’egoismo portato a livelli quasi patologici. Una persona che in macchina corre perchè magari è in ritardo, o chatta perchè ha i fatti suoi da fare, o ha bevuto perchè gli andava; una persona che parcheggia male per fretta bloccando un’altra macchina; un impiegato scortese o svogliato; una persona che non fa i dovuti controlli perchè ha preso soldi; potrei andare avanti all’infinito, spesso pensa: se del caso pagherò le conseguenze.

E qui casca l’asino! Non le paghi SOLO tu! Il primo a pagarle è l’altro! L’altro che non ti ha fatto niente di male, che si trovava lì per i suoi affari.

Sono furiosa, perchè io penso sempre se ciò sto facendo possa nuocere qualcuno. E sì, ci metto anche due minuti in più a parcheggiare (ad esempio) se penso che quello dietro non potrà uscire o dovrà arrabbiarsi per come ho messo io il mezzo.

L’altro giorno ero in un ristorante. Il ragazzo che prepara la pasta dice “a chi tocca?” io mi guardo intorno, ci sono altre due persone, rispondo “non so, io sono arrivata adesso non credo tocchi a me” la sua risposta mi ha scioccato “sei la prima che chiede se è il suo turno!!”

COME LA PRIMA???

I condomini che sbattono le tovaglie dalla terrazza non pensano che poi chi sta sotto deve perdere tempo a pulire. Eh no checcefrega! L’importante è che IOIOIO non faccia fatica.

Se tutti ci sforzassimo un pochino di più a pensare al benessere della comunità, i benefici tornerebbero anche a noi (per restare in tema egoismo).

Concludo questo pippone disumano lanciando un evento su FB chiamato proprio La giornata di Salvatore (questo bimbo dolcissimo che oggi mi ha sciolto il cuore) che ha la data simbolica del 1 aprile, ma che deve essere ogni giorno.

Evento che prevede semplicemente di togliere per un giorno il paraocchi e vedere che chi ci sta intorno è un Essere Umano esattamente identico a noi. Che la mattina si è svegliato con i propri progetti, problemi, gioie, affetti, fame, sete, cacca, pipì.

Mamma e Papà di Salvatore, se mi leggerete, perdonatemi se mi sono fatta i fatti vostri e perdonatemi se mi sono permessa di “usare” il nome di vostro figlio, ma è per una giusta causa! 

 gentilezza

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