Thanksgiving dinner. Una tradizione di famiglia

In questi giorni non si fa altro che parlare di una festa americana importata anni fa nel nostro Paese. Halloween. A me non piace per niente, perchè non capisco il divertimento nel vestirsi da morte secca e festeggiare i fantasmi che emergono dalle tombe. Poi tutto quel nero…per carità!

L’inizio dell’autunno, per me, è da ormai qualche anno il preludio per un’altra festa americana che, invece, mi piace molto. Il Ringraziamento.

Direte “che c’entriamo noi coi Padri Pellegrini?”. Nulla, concordo. Ma il senso del Ringraziamento a casa nostra ha un altro sapore. Una cena con chi si ama, chi ci è caro (non necessariamente i familiari in senso stretto, che tanto si vedono a Natale e che non sempre sono i cari), chi ci è stato vicino nei momenti di felicità e in quelli di tristezza.

Qualcuno con cui, nel terzo giovedì di novembre, si vuole condividere quanto di bello ci ha regalato l’anno appena trascorso e per quello ringraziare.

Questo è il principio motore. Ovviamente è anche una scusa per coinvolgere la mia Sister (non un familiare, ma un “caro” del mio cuore, Viviana) nell’allestimento di casa e menù a tema, curando ogni minimo dettaglio.

Negli anni ci siamo specializzate e rispetto alla prima frugale cenetta in cui ci bastava stare tra di noi e dirsi quante cose belle ci erano capitate, negli ultimi tre anni la situazione ci è leggermente sfuggita di mano con tanto di servizio di piatti comprato ad hoc, installazioni scenografiche (un anno ho ricostruito un albero in miniatura dipingendo rami secchi e appendendoci le foglie con i nostri “grazie per…”) e menù a sei portate (si, proprio quello tradizionale americano, con tacchino, waldorf salad ecc).

Il senso del pudore ci ha abbandonato definitivamente quando due anni fa abbiamo letteralmente rubato alcuni degli allestimenti alla festa del vino (non dico dove sennò non ci fanno più entrare) dove Sister e io ci siamo riempite gli zaini di castagne, ricci e zucche (tanto gli stand ne avevano tantissimi, potevano fare a meno di qualcosa, no?); o quell’anno in cui mi sono messa a cercare rami secchi adatti all’uopo (per fare il famoso albero) frugando in mezzo alle foglie umide manco cercassi un diamante.

Il mio salotto, per quella sera si riempie di zucche, castagne, ricci, una pannocchia (non si sa come ma è ancora intatta dopo tre anni) e candele che quest’anno, però, resteranno spente a causa di un paio di incidenti “accidentali” (che ne sapevo che poteva prendere fuoco tutto il mobile!!)

L’inizio di novembre, comunque, ci autorizza ufficialmente ad occuparci degli addobbi, del centro tavola, e del menù a cui collabora il buon Sciamano Emy (marito della Sister), che di anno in anno sono sempre diversi. Sister si occupa principalmente di spulciare la rete e proporre allestimenti, oltre naturalmente a curare i nostri outfit per l’occasione. Un anno, ad esempio avevamo calze arancioni e vestito verde, con orecchini a forma di zucca in pasta fimo fatti da lei!

Per il centro tavola, l’anno scorso abbiamo fatto dei porta candela con le Mele Granny e un fantastico vaso pieno di melograni, un’altra volta, invece, Sister ha realizzato delle candele che formavano la scritta “thanks”, o un piccolo tacchino di carta per ciascuno di noi le cui piume erano tanti “thanks” da incollare!

Quest’anno non abbiamo ancora deciso niente, a novembre mancano effettivamente ancora tre giorni, quello che sappiamo per certo è che non mancheranno il tacchino preparato dallo Sciamano, il mio pane ai cereali e il calore che solo quella che è la nostra Ohana sa darci.

Grazie GGG, Tiz e Aly, Zia Viv, Zio Emy. Anche quest’anno uno dei miei “grazie” siete voi.

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