Una famiglia sui … Genderis

Uuuuuh il polemicone sui Gender!

Gender si, Gender no, che poi io all’inizio non avevo neanche capito di cosa si trattasse, pensavo fosse una manifestazione su Guerre Stellari (non essendo ferrata sul tema, mi sembrava che il tizio vestito di nero si chiamasse DARK GENDER!) (cara Francesca M. tappati le orecchie e benedicimi con l’acqua santa)

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Non capivo perchè per me il problema non si pone: la donna in cucina e l’uomo sul divano.

Scherzo! Ci siete cascate eh!

Prima di tutto una doverosa premessa sui genitori miei e del mio consorte.

Mio padre, con cui ho vissuto da quando avevo 14 anni, tranquille mia mamma è viva e vegeta (grattatina) sono solo separati, mi ha portato dal ginecologo la prima volta “perchè a sedici anni una donna deve conoscere il proprio corpo”, ha capito quando avevo voglia di iniziare a truccarmi e mi ha dato coraggio per chiedere a mia mamma come farlo per bene, e infine mi ha insegnato a cucire, ma anche a cambiare una ruota o usare martello e chiodi.

Mia madre invece, essendo sempre vissuta da sola, si è arrangiata in tutto senza mai avere un uomo accanto, e perciò si destreggia fra trapano, cacciavite e ago per cucire e, giuro, non l’ho mai vista con delle scarpe più basse di un tacco 8. Nemmeno le ciabatte, hanno la zeppa pure quelle!

La famiglia di Marco è totalmente diversa, i suoi sposati da tutta la vita, il papà è quello che lavora come un matto e la mamma, pur lavorando anche lei, era quella che si occupava della casa e dei suoi abitanti (molti visto che anche i suoi suoceri vivevano con loro). Ciononostante il papà era quello che giocava coi bambini e non si è mai tirato indietro nel dare una mano con le faccende di casa.

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Due famiglie così diverse eppure uguali per un aspetto: l’esempio. Ci hanno insegnato che nella vita bisogna saper fare tutto e che se anche, giustamente, una donna ha piacere a truccarsi ed essere femminile nel senso antifemminista del termine (eddai non fate le anticonformiste! quando andiamo a ballare a tutte piace mettere in mostra la coscia!), questo non ci esime dal saper cambiare una lampadina o sapere che la macchina deve fare la revisione ogni due anni (due giusto?)

E un ragazzo, potrà pure portare i pantaloni, ma deve saperseli stirare! Eccheccacchio!

Premessa fatta! Ora posso raccontarvi come siamo noi, l’elaborazione di pregresso e vita vissuta sulle proprie esperienze.

Questa cosa della Teoria Gender che ultimamente è strumentalizzata in un senso e nell’altro, mi fa ridere perchè non si tratta “solo” di questo. E’ come guardare il dito che indica la luna. Il punto non è l’annientamento delle differenze sessuali, nè l’accettazione degli omosessuali.

Il punto è sempre e solo il rispetto per gli altri. Tutti. Quelli che ti piacciono e quelli, e qui sta il difficile, che NON ti piacciono. Quelli che la pensano in modo diverso, che sono di colore o religione diversa, il Gender, poi, vien da sè come naturale conseguenza. Questo dovrebbero insegnare genitori ed educatori.

Penso che come genitori e quindi formatori delle nuove generazioni abbiamo il dovere morale di dare ai nostri figli l’esempio oltre alle parole, facile dire “non fumare” con la sigaretta in bocca. Ecco proprio questo esempio. Probabilmente tutti noi abbiamo almeno uno dei due genitori che ha fumato e probabilmente tutti noi almeno una sigaretta ce la siamo fumata; sono seguite lotte da parte di persone prima, governi poi, per combattere questa abitudine scellerata, e ancora dopo tanti anni c’è ancora chi spende soldi per comprare tabacco. Ci vuole tempo per radicare un’idea nella gente e ci vogliono migliaia di genitori che crescono figli responsabili.

La nostra famiglia, intesa come mamma papà e figli, è davvero sui Genderis: mamma e papà, pur essendo (rispettivamente, meglio precisare) di sesso femminile e sesso maschile, con tutti i limiti stereotipati del caso (sia dell’uno che dell’altro: la donna in ritardo, l’uomo distratto), si alternano in tutti i compiti senza soluzione di continuità.

Anzi, a dirla tutta, il papà è spesso più Moglie di me: lava, stira, cucina, rassetta, acquista, fa la spesa, cambia i bambini. Recentemente ha anche scoperto di avere i piedi prensili, e con disinvoltura tira su da terra le cose pur avendo l’infante in braccio, per cui posso dire che la trasformazione è quasi completa!

La mamma resta sempre la mamma e quindi il porto dove si vuole approdare quando si è giù di morale o di salute, e quella la cui pazienza si può mettere più a dura prova; però ricordo fortemente delle liti marito/moglie in cui quella che menava era proprio la gentil donzella, e quella che va in motorino con qualsiasi clima in barba a sorte e buon senso è proprio la mamma. Ma è la mamma che si trucca la mattina e che “mammina come sei bella oggi” perchè ha sempre i vestiti abbinati e svolazzanti.

I bambini sono attaccati in modo quasi indifferente (tranne per i motivi di cui sopra) a mamma e papà, e ci vedono fare così tanto spesso le stesse cose che i giochi che fanno sono del tutto asessuati.

La cucina, ad esempio, è gettonatissima, ma anche il cestino degli attrezzi. Tiziano ama il rosa (“mammina non vedi quanto è bello!!”), ma preferirebbe stare due settimane senza mangiare piuttosto che perdere una delle sue moto.

E poi c’è Uh. La scimmia. Anzi la Scimmia, con la “S” maiuscola. Tiziano vaga per casa con quella povera disgraziata sotto braccio, puzzolente come la fogna di Calcutta, sbatacchiata per la rabbia, baciata e idolatrata. “Io sono il papà di Uh! Lei è la mia piculina! MAMMAAAA TOCCA LA MIA PICCOLINA!!” e fa a lei tutto quello che noi facciamo ad Alice. “Tizi mi dai un bacio?” “Noooo, li do tutti a Uh!” e giù a sbaciucchiarla.

Vogliamo parlare di George Pig? Sarà pure un maialino maschio col dinosauro sotto braccio, ma è una femmina. E’ LA Peppa George, come se “George” fosse il cognome.

Una menzione speciale, poi, va a GiuliA il ladrO della lego che ha pure un accenno di barba non rasata.

Tizi mi aiuta a rifare i letti, cucina con noi, ma anche (ahimè già dà i segnali del rincoglionimento tipico del maschio alpha) “mammaaaa guarda il mio piselloooo, guarda il mio pisellooooo! UUUUH” facendo una danza tipo Haka.

E Alice? Beh lei è ancora piccola, ma la chiamiamo King Kong per la sua grazia nel muoversi … anche se al momento i vestiti li decido io e ha sempre qualcosa di rosa o brillantinoso addosso, giusto per farle conoscere tutte le possibilità!

Comunque, qualsiasi cosa decidano di fare o essere i nostri figli, la sola che ci auguriamo e per cui ogni giorno lavoriamo sodo è insegnar loro ad accettare le proprie inclinazioni e vivere civilmente insieme agli altri, esattamente come facciamo noi ogni giorno.

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