Ikea – Stuva ma felice

Domenica mattina ore 9 il papà dichiara: “Vado all’ikea adesso così torno per pranzo …” pausa “… venite anche voi?”

Ovviamente la mia prima reazione è stata “MA SEI FFFFFFUORI????”; mi ero immaginata uno scenario di guerra con noi a rincorrere Alice e a finirci la gola a spiegare a Tiziano come funziona ogni singola Grundal o Sprundeg o Furnf o come accidenti si chiama la roba dell’Ikea.

Poi … è successo.

Ho iniziato a leggere il manuale per laboratori di Tullet e mi sono resa conto che VOLEVO FARE I LAVORETTI!!! Guarda caso all’Ikea avevano tutto quello che mi serviva e così la lista delle cose che avrebbe dovuto comprare papino si è allungata un po’… naturalmente tutta roba senza scaffale da cercare in giro 🙂

Da lì a dire “dai, ok, veniamo anche noi”, è stato un attimo. La follia è che siamo anche andati con due macchine, perchè papà aveva bisogno di un mezzo furgone per portare a casa tutti gli acquisti e ha dovuto togliere i seggiolini dalla sua.

Dato che invece i bambini sono stati bravissimi (tranne una sgridata ad Alice che correva nel parcheggio facendomi perdere 10 anni di vita), mi sono concessa il lusso di osservare gli altri avventori.

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All’Ikea si va minimo in due e della coppia c’è sempre un amante del genere e un diffidente cronico. Per cui spesso capita di vedere questa scena: donna/uomo che mostra con occhi brillanti di soddisfazione un tavolino con scomparto segreto al compagno/a, che ha palesemente la faccia di uno che pensa “merda è davvero l’unica soluzione”, e di sentire la predetta donna/uomo dire “vedi??? te l’AVEVO DETTO CHE ERA CARINO!!”. E sul taccuino compare il numero dello scaffale e del posto del market.

Poi ci sono quelli che buttano nel sacco giallo tutto quello che trovano a portata di mano: candele profumate, porta candele, vassoi, asciugamani, Gottgora, Dofta, Njuta, Emudden. Più è impronunciabile, più ne senti la necessità.

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E poi ci sono le scatole. Le donne, non so perchè, sono attirate dalle scatole. Quadrate, tonde, grandi, piccole, di cartone, di stoffa, di uranio impoverito, in pelle di capretto da latte … non importa. Una scatola “serve sempre!”.

Nel reparto bambini, poi, legate i papà. I giochi in legno li attirano come il miele le api, anche qui gli scienziati dovrebbero lavorarci, e allora sarà impossibile tornare a casa senza almeno almeno un trenino e le relative 87 confezioni di binari aggiuntivi. “Il bambino voleva il tunnel e c’è solo nell’altra confezione, ma in questa c’è la locomotiva rossa!!” Eh certo, mai più senza!

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L’Ikea pensa a tutti, è gender, vuol bene ai papà e alle mamme, e soprattutto deve avere un team di scienziati rubati al Cern che studia le dinamiche psicologiche, perchè ogni singola volta che ti domandi “ma secondo te dove trovo….” l’ascensore, le ciabatte, i lampadari, la scorciatoia, quello che sia, nell’istante successivo all’aver pronunciato la frase troverete quello che stavate cercando!

Come potete facilmente immaginare, alla fine abbiamo svaligiato mezza Ikea e arrivati a casa i bambini dormivano sfiniti e papà ed io abbiamo dato il via al montaggio!

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Io mi sono occupata dello Stuva per la camera.

Facile.

Una struttura, due cassetti, un ripiano.

Anche una scimmia ce la potrebbe fare, perciò io, Essere Umano frutto di MILLENNI di evoluzione, con un cervello altamente avanzato e istruito, vuoi che non ce la faccia?

L’esperienza mi ha insegnato che per montare qualsiasi cosa dell’Ikea bisogna tener conto di queste poche cose:

  1. l’Ikea non dimentica mai i pezzi. Ogni volta che aprite la busta delle viti il vostro cervello dirà “ecco lo sapevo manca la vitolina piccolina. Ecco ora mi tocca tornare lì. Ecco lo sapevo, spendi poco ma eh eh eh …”. NO. Cercate bene perchè quella cazzo di vitolina c’è.
  2. Leggete le istruzioni perchè, fidatevi, hanno ragione loro.
  3. I mobili si montano al contrario e poi si ribaltano, perciò fate spazio intorno se non volete distruggere tutto.
  4. Assicuratevi di avere un marito a portata di cacciavite, perchè potrebbe esserci qualcosa che non avete capito o qualcosa per cui serve il trapano, o anche semplicemente qualcuno a cui dare la colpa se avete montato tutto storto “Scusa ma TU eri LI’ e non mi hai detto niente??”

Con queste poche certezze della vita mi appresto a montare lo Stuva!

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Dopo un’ora e mezza: vesciche alle mani per aver avvitato qualcosa come 658 viti e piantato a mani nude 4 tasselli per cui serviva il martello che mi faceva fatica andare a prendere (poi ho ceduto perchè serviva davvero); bestemmiato in turco per aver montato il mobile in uno spazio troppo stretto e non avevo modo di ribaltarlo (si monta al contrario con la base in alto e poi si deve girare) (Regola n. 3 imparata e memorizzata a posteriori); consultato il marito un paio di volte, senza peraltro aver avuto risposta perchè indaffarato con un altro mobile. TADAAAAAAA risultato perfetto! Stuva … ma felice!

… però lo Stolmen lo monta papino eh

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