Varekai, la magia del Cirque du soleil

Luglio

Salgo in metropolitana e vedo un enorme cartellone colorato. “V A R E K A I … Cirque du soleil”. Si chiudono le porte del vagone giallo e il mio cervello lentamente nel caldo assurdo registra l’informazione.

CIRQUE DU SOLEIL A MILANO???

Quando? Dove? Devo avere i biglietti!

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Anni fa li ho visti in televisione e me ne sono innamorata; quando sono venuti per Expo purtroppo Alice era neonata e non sono riuscita a vederli … erano lì! a pochi metri da me e mi sono scivolati via! “Fa niente”, mi ripetevo stringendo la piccola Alice tra le braccia “non si può avere tutto. Ci sono gioie più grandi”. Ovviamente mi rodeva di brutto.

Dopo un po’ di sbattimenti per capire se Tiziano aveva bisogno di un biglietto ridotto o non pagante ho decretato: ok spenderò una follia, ma lo voglio vedere da vicino.

23 Ottobre 

“Tizi svegliati che andiamo a vedere il circo!” come un lampo salta giù dal letto e si mette scarpe e giacca. Non l’ho mai visto prepararsi così in fretta, ma anche io sono eccitata come una scolaretta, infatti mi sono pure truccata!

Arriviamo al Forum di Assago in perfetto orario, non ci sono mai stata, quindi anche per me è tutto una novità. Lo spettacolo è un pomeridiano di domenica, ma c’è comunque il tutto esaurito. Tiziano non pagava l’ingresso, per cui me lo dovrò tenere in braccio tutto il tempo e sui risicatissimi spazi dei posti assegnati non sarà il massimo, ma chi se ne importa!

Dentro non si possono, giustamente, fare foto nè riprese (cosa che, ahimè, non è stata rispettata da tutti, ma capire che è una questione di rispetto per il lavoro degli artisti, non è forse così semplice), per cui l’unica foto ricordo che ho è di noi due, del palco vuoto prima dell’inizio e del nostro biglietto. E va bene così. E’ una di quelle cose che ci porteremo nel cuore e negli occhi forse per sempre, ognuno ricordandola come vuole, per le emozioni che ha lasciato.

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Ecco! Le luci si spengono e compare sul palco il primo personaggio: un satiro che cattura i brutti suoni del mondo esterno (aerei, cellulari …) per trasformarli in cinguettio di uccellini. Poi di nuovo buio e, dopo una breve comunicazione sulle norme di sicurezza … Signori …

Varekai!

Varekai!

Varekai!

L’emozione è così forte che inizio a piangere. Perfetto non vedo un tubo accecata dalle lacrime!

La storia comincia dal mito di Icaro che precipita quando le ali si sciolgono volando troppo vicino al sole. Cade in un vulcano, sulla cui sommità vivono strane creature, che parlano una altrettanto strana varietà di lingue. Varekai, in lingua gitana, significa “in ogni luogo” ed è proprio questo spirito dei circensi che viene celebrato con questo spettacolo.

I colori sono incredibili, le musiche sono incredibili … le acrobazie …beh da non credere! Volano, saltano a 10 metri da terra, sembrano palline colorate impazzite.

Tiziano sbatte le mani come un forsennato, con gli occhi fuori dalle orbite e continua a ringraziarmi. “mamma io voglio fare la scuola di circo, posso andare alla scuola di circo?”

E’ un’emozione unica, fiato sospeso e poi … intermezzo. Come nei vecchi spettacoli la storia è interrotta da due abilissimi clown (si chiamano così per il ruolo di intrattenimento che hanno, ma niente hanno a che vedere con i pagliacci!). Ridiamo a crepapelle, battiamo le mani, godiamo della pausa per gli occhi e per la meraviglia, pronti a ricominciare dopo pochi minuti a trattenere il fiato.

Lo spettacolo dura 2 ore con un intervallo di 20 minuti (pausa pipì-pop corn), ma la sola cosa che voglio dire sulla durata è: purtroppo finisce!

Certo, senza un paragone con altri spettacoli, non sono una critica attendibile, ma a noi è piaciuto e chissà, magari ha decretato l’amore, già evidente, di Tiziano per le acrobazie (per cui è straordinariamente portato) e magari (dico per dire) potrei aver leggermente pilotato il suo amore/abilità portandolo a vedere il Cirque du Soleil perchè mi chiedesse di iscriverlo alla scuola circense … ma anche se tutto ciò restasse un sogno, sarà pur sempre  il nostro sogno.

“Perchè si chiama Cirque du soleil, mamma?” ieri non sapevo dare una risposta a questa domanda, ma oggi si

“Perchè il sole simboleggia la gioventù, l’energia e la forza”  Guy Laliberté (papà fondatore nel 1984)

Si. Lo so. “Belle parole, bla bla, ti sei divertita, costumi da urlo … ma non potevi fare un video di straforo come tutti?” No. Non potevo, però se volete rosicare un pochino ecco un estratto ufficiale!

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